Giovanardi contro gli animalisti

La dicotomia tra morale e successo è nota, oltre a essere argomento di innumerevoli opere artistiche. E anche nel nostro secolo non cessa di essere al centro della scena. Facciamo un salto indietro nel tempo: è il 2014 e, come del resto oggi, la crisi in Italia imperversa. In questo clima, Giovanardi presenta accuse piuttosto gravi a animalisti, vegetariani e vegani: nientemeno che colpevoli di frenare lo sviluppo dell’economia italiana e del Made in Italy.

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La ragione? Secondo l’esponente del PDL, il tam-tam animalista danneggerebbe l’industria di carne, pelli, pellicce e alimentari prodotti con derivati animali e causerebbe danni non indifferenti, per estensione, all’economia italiana. Schierati al suo fianco Federalimentare e Assocarni, che hanno spinto verso un incremento del consumo e acquisto di prodotti in pelle, pelliccia e carne.

Si potrebbe discutere sulla, per fortuna, crescente coscienza dei consumatori che condannano sempre più spesso l’uso delle pellicce. Il discorso del consumo di carne, invece, coinvolge probabilmente anche la minore disponibilità economica delle famiglie.

Il reale problema nelle parole di Giovanardi non è tanto la condanna agli animalisti, bensì una concezione del tutto cieca al progresso dei tempi: sono i consumatori stessi a volerne sapere sempre meno di prodotti a base di pelliccia, e se pure parte della responsabilità fosse da imputare agli animalisti, è regola economica elementare che sono i gusti del consumatore a dettare la produzione industriale.
Scagliarsi quindi contro una nuova concezione dei consumatori non è soltanto economicamente illogico, ma è anche indice di un’incapacità di adattarsi ai tempi: del resto, da colui che ha paragonato un bacio un pubblico tra gay all’orinare su suolo pubblico non ci si poteva aspettare di meno.